Il Consiglio comunale spiegato a mia figlia

E’ trascorso quasi un mese dall’insediamento del nuovo Consiglio comunale di Palermo e mi sembra cosa buona rimettere mano al blog dove avevo tenuto il diario della campagna elettorale. Ora infatti può diventare una piccola finestra su Palazzo delle Aquile. E siccome sono e resto prima di tutto un’insegnante e una madre, i miei primi interlocutori sono i piccoli cittadini di questa città, alunni o figli che siano. Pensando a loro, e con loro a tutti quei cittadini che sono o si sentono lontani anni luce dalla politica dei palazzi, racconterò, dal mio personale e parzialissimo punto di vista, cosa ho scoperto in queste settimane. Alcune cose sono note e confermano il sentire comune, altre ancora per fortuna mi lasciano ben sperare.

  1. IL TEMPO dentro il Palazzo sembra sospeso. Alcuni consiglieri sembrano sentirsi immuni dal trascorrere del tempo, e dunque anche un po’ immortali. Me lo lascia pensare la capacità di tirare fino allo sfinimento (senza mangiare e senza bere) discorsi che si potrebbero liquidare in 5 minuti, ma che vengono presentati come battaglie di principio. Diversi consiglieri, a dire il vero, passano tanto tempo dentro il Palazzo a lavorare, e questa, devo ammetterlo, è stata una bella sorpresa.
  2. Il CONSIGLIO SOMIGLIA A UN PALCOSCENICO in cui alcuni fanno appunto “scena”, impostando la voce e usando termini importanti come “continuità”, “valori”, “bene comune” e naturalmente “democrazia”. La difficoltà a volte è capire qual è il messaggio cifrato che vogliono mandare, o se semplicemente, quando alzano la voce e minacciano qualcosa, è un modo per mostrare i muscoli e rivendicare il loro ruolo. Tutto ciò ovviamente si amplifica quando sono presenti i giornalisti.
  3. Oltre al Consiglio, che talvolta è chiassoso e  altre volte inconcludente, c’è un’oasi felice, almeno per me (non per tutti, anzi!). La Commissione. Tutti i consiglieri hanno indicato in quale commissione volevano stare. A metà agosto il Consiglio si è bloccato perché qualcuno litigava per le presidenze delle commissioni stesse. Ho imparato che alcune commissioni sono ritenute più importanti e appetibili (tipo Bilancio e Urbanistica) e altre, come la mia (che si occupa di Pubblica Istruzione, Cultura, Sport, Giovani, Decoro urbano e toponomastica) non se le fila quasi nessuno. Gli unici che fanno a gara per entrarci siamo gli insegnanti, e neanche tutti. E allora, ecco la mia fortuna, davvero. Ho trovato 4 persone veramente belle che ne fanno parte insieme a me, quattro compagni di viaggio che è una gioia incontrare la mattina. Forse proprio perché non siamo là per giochi di potere, siamo e spero continueremo a essere liberi: di studiare, confrontarci, lavorare ben oltre gli orari previsti. Di questa commissione, che è come il mio consiglio di classe, continuerò a parlare volentieri nelle prossime puntate. Abbiamo la fortuna di avere anche degli assistenti comunali puntuali, preparati e appassionati. E anche questo non era scontato per niente. Intanto ve li presento: le due donne agli estremi sono Viviana Lo Monaco e Valentina Caputo, i due uomini Francesco Bertolino e Cesare Mattaliano. Accanto a me c’è l’assessore alla Pubblica Istruzione che oggi è venuta a incontrarci per quasi tre ore, Giovanna Marano.  Non vi dico gli schieramenti e i colori politici, solo perché da quando siamo lì dentro finora abbiamo avuto un dialogo vero e una confortante comunanza di intenti e di visioni, anche se ognuno ha portato la propria sensibilità e, nel caso delle due insegnanti, le proprie battaglie per la Scuola di Tutti e di ciascuno, la scuola dell’articolo 3 della Costituzione italiana. Commissione quinta

Le Madri di Borgo Nuovo e i piccoli imprenditori di cultura: una lezione per tutti.

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Ho pudore a entrare nelle vite degli altri, ad ascoltarne le amarezze e le disillusioni. Eppure in questi giorni di incontri continui e personali, succede a volte l’imponderabile. Come quando a lezione, magari il lunedì mattina, vedi accendersi di colpo gli sguardi sonnolenti e annoiati dei ragazzi, accade di incontrare sguardi adulti disincantati che, per incanto, scambiando qualche parola, tornano ad accendersi di speranza. Sento una grande responsabilità quando, come oggi pomeriggio, un imprenditore del mondo dell’editoria, che affronta ogni giorno difficoltà immense e non vota da anni, mi dice in un impeto di entusiasmo che gli è tornata la voglia di impegnarsi e la speranza di poter fare ancora qualcosa di buono in questa città, perché ha sentito finalmente le parole che voleva sentire. Non promesse di mondi migliori, bacchette magiche e ricette facili per tram, munnizza e compagnia bella, ma parole poco demagogiche come Scuola, Cultura, Uguaglianza e Educazione, che in una campagna elettorale non hanno grande appeal, ma per lui, come per me, rappresentano ancora i cardini di una società che ambisce a chiamarsi “civile”. A lui e al suo gruppo di collaboratori, Resistenti e appassionati, va il mio immenso Grazie di oggi.

Di mattina ho incontrato invece una delle luminose rappresentanti dell’associazione “Le Mamme di Borgo Nuovo”, che oltre vent’anni anni fa si è riappropriata di una scuola dell’infanzia abbandonata e l’ha rimessa in sesto, autogestendola per 5 anni, finché il Comune ha deciso finalmente di occuparsene e di farla funzionare (è quella nella foto, in via Pirandello). Ho raccolto subito dopo la rabbia e l’amarezza di un piccolo imprenditore che toglie i ragazzi dalla strada,  perché qualche consigliere comunale gli ha messo i bastoni fra le ruote con mille cavilli burocratici, anziché incoraggiarlo a continuare. Lui però continua, testardo e convinto di essere nel giusto, e ancora una volta sono i politici a stargli dietro a stento, anziché farsi loro promotori di sviluppo e profeti di cambiamento.

E’ tutto più difficile qui da noi, ma ci sono forze sane e straordinariamente vitali, quasi eroiche, che aspettano soltanto interlocutori attenti e politici che scendano dagli scranni, condividano i loro sogni e si sporchino le mani di fatica per costruirli insieme a loro. Chiunque vinca queste elezioni ha solo da rimboccarsi le maniche, ma che lo faccia presto e con entusiamo, per non spegnere le luci che ancora brillano in questa città. Mi riecheggia allora il monito di Gesualdo Bufalino, secondo il quale “nel buio di catacomba che ci circonda, il nostro dovere è di tenere acceso un fiammifero, anche a costo di scottarci le dita”.

Diario/5 La concitata Lentezza della campagna elettorale e il Primato delle RELAZIONI.

E’ tutto un correre ed affannarsi la campagna elettorale. Un caffé di qua, una riunione di là, un incontro organizzato in una casa o in un luogo pubblico. Visto e vissuto così può apparire un incubo. Un’accelerazione ulteriore in una vita già troppo accelerata, in cui spesso, come la geniale Mafalda del fumetto di Quino, siamo tentati di urlare “Fermate il Mondo: voglio scendere!”. Eppure, eppure… c’è una contraddizione importante che rende tutto questo non solo sopportabile, ma anche energizzante, nutriente, appagante. Ci sono gli incontri, le relazioni, la Convivialità. Certamente l’insidia può essere quella di vivere questi momenti indossando la casacca del “bravo candidato” come Frassica vestiva la giacca scintillante del bravo presentatore. E, onestamente, di bravi candidati se ne vedono tanti, pure nei cartelloni! Ma il “bravo candidato”, quello vincente e scintillante, si perde un’occasione unica. Si perde la possibilità di incontrare veramente gli altri, di tenersi occhi negli occhi con le persone che ascolta o che lo ascoltano. Si perde, appunto, la possibiltà di Ascoltare, troppo preso dall’ansia di far bella figura e di sommergere i malcapitati uditori con la sua dialettica più o meno persuasiva. Davvero la campagna elettorale può trasformarsi, al contrario, in un momento di grazia. Basta abbandonarsi con Fiducia alle altre persone: perché chiunque di noi, quando afferra l’anima dell’altro, e ne coglie autenticità e testimonianza concreta di vita, diventa automaticamente un amico, un compagno di strada, un “sostenitore”. La Fiducia chiama Fiducia. E’ tutto quello che ho imparato stando “in cattedra” ma sempre accanto e in mezzo ai ragazzi, soprattutto quelli giudicati più “difficili”. Ed è una lezione di vita che questa avventura elettorale, con la sua intensa lentezza di incontri, parole e sguardi, mi sta inequivocabilmente confermando. Fiorisce, ancora una volta, la Gratitudine…mafalda

Verso le elezioni… Lettera aperta ai colleghi del Cidi 

“Il sole non nasce per una persona sola. La notte non viene per uno solo. Questa è la legge e chi la capisce si toglie la fatica di pensare alla sua persona. Perché anche lui non è nato per una persona sola” 

(Alcide Cervi, padre dei sette fratelli Cervi, trucidati dai nazifscisti il 28 dicembre 1943).
Carissime colleghe, carissimi colleghi, nel giorno in cui celebriamo il 72° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, e a pochi giorni dall’1 maggio, che quest’anno coinciderà con i 70 anni dalla strage di Portella della Ginestra, vi scrivo sia per formularvi i miei auguri più forti per questa celebrazione laica ma nondimeno “sacra” per tutti noi, sia per comunicarvi la mia decisione, che già alcuni di voi conoscono, di concorrere alle elezioni amministrative per il Consiglio comunale della nostra città, che si terranno il prossimo 11 giugno.

Chi mi conosce sa che fin da giovanissima ho sempre fatto politica attiva e anche il Cidi è, per me, una forma di Politica tra le più alte, nel senso proprio di cura della Polis, di lotta per i diritti di cittadinanza e di inclusione democratica. Non era un mio desiderio, tuttavia, cimentarmi nell’agone sgraziato della politica nostrana. E a dire il vero, due mesi fa avevo anche rifiutato la proposta, giuntami dal gruppo di riflessione ed elaborazione politica “Per il Pane e le Rose” di cui sono stata una delle fondatrici nel 2015 insieme all’editore Navarra e a tanti altri. A convincermi è stata la grande fiducia e l’insistenza di Ottavio Navarra stesso e di tanti altri con cui mi sono consultata, anche nel CIDI nazionale, oltre alle parole del nostro amico Massimo Recalcati, che pur avendo idee politiche diverse dalle mie, mi ha incoraggiato a fare qualcosa di concreto oltre a lamentarmi, come tanti, del profilo mediocre della nostra politica. La lista civica a cui ho aderito, a sostegno di Orlando, è il “Movimento 139”, che non a caso porta nel nome il numero degli articoli della Costituzione Italiana. La sfida è difficilissima, sia perché ci sono 4000 candidati per 40 posti, sia perché tra questi ci sono politici e politicanti di vecchissima data e di potentissimi mezzi, più o meno leciti, più o meno etici. Se fossi eletta vorrei andare nella commissione Scuola e Cultura, per portare dentro l’aula consiliare gli ideali e i valori che respiro da sempre nel CIDI, il nostro Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti. 

So che sarete invasi da richieste di voto perché in ogni famiglia e in ogni condominio abbiamo tutti almeno un candidato, ma mi sembrava giusto comunicarvi personalmente questa mia decisione, nella lealtà e nella fiducia che reciprocamente nutriamo. 

A chi mi chiede se penso di lasciare il Cidi nel caso in cui fossi eletta, rispondo di no, e non certo perché il Cidi non possa fare a meno di me, ma perché il Cidi è la mia casa, le mie radici, il mio orizzonte di senso, la mia Comunità. Sono e resto convinta, del resto, che “la Scuola può Tutto”, come diceva una carissima Preside amica del Cidi, e che costruire una scuola democratica significa lavorare per il vero Bene comune. L’importante è non pensare di combinare mai qualcosa di buono da soli, perché, come diceva don Lorenzo Milani, “ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne da soli è l’avarizia, sortirne tutti insieme è la politica”.

Buon 25 Aprile a tutti noi e Grazie, sempre.

Valentina Chinnici

Diario di bordo /4. Se le ragazze non hanno stima di sé…

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In occasione della giornata nazionale della salute della Donna (22 aprile), l’associazione Donne in Neuroscienze, di cui è responsabile la dottoressa Marina Rizzo, ha organizzato una mattinata di riflessione sull’Educazione alla salute degli adolescenti con attenzione alle differenze di genere. La tavola rotonda conclusiva, nella quale sono stata invitata a intervenire, era incentrata sulla Percezione soggettiva del benessere fisico, emotivo e sociale della giovane donna. Nel preparare il mio intervento mi sono imbattuta in uno studio molto interessante, chiamato HBSC (Healt Beahviour in School-aged Children, ossia Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare): si tratta di uno studio internazionale, svolto ogni 4 anni in collaborazione con l’OMS, che indaga su un vasto campione di alunni di 11, 13, 15 anni di età. http://www.hbsc.unito.it/it/

Tra i risultati più importanti di questa indagine, emerge il dato che le ragazze hanno una percezione decisamente peggiore sia della propria salute sia della propria autostima rispetto ai coetanei maschi. Come si rileva nelle conclusioni del report nazionale, “in questo rapporto descrittivo non è possibile spingersi oltre nella ricerca delle cause del maggiore disagio espresso dalle ragazze: è però importante segnalare come ormai in molte riviste e congressi internazionali le influenze del genere sulla salute comincino ad essere al centro dell’attenzione. Osservare, già nell’età dello sviluppo, uno svantaggio legato al genere femminile conferma la necessità di includere l’attenzione al genere anche nelle politiche rivolte ai giovani e alla loro salute“. http://www.hbsc.unito.it/it/index.php/pubblicazioni/reportnnazionali.html

Da ultimogenita di quattro figlie femmine, da insegnante e da madre di due bambine, mi sento colpita profondamente da queste evidenze statistiche, e nel mio vissuto posso dire che molto del disagio che ho provato e ho constatato nelle altre donne, è legato alle aspettative nel ruolo di cura nei confronti altrui, ai sensi di colpa nel non riuscire a prendersi cura dell’altro. Nella mia vita ho sempre ricevuto grandi apprezzamenti per le mie capacità empatiche, ma al contempo ho subìto la rabbia di chi, persona amica o genitore di un amico/a, si sentiva “tradito” da me quando non dimostravo la disponibilità (magari perché non ne avevo le energie) per prendermi cura dell’altro. Anche le nostre classi fanno sovente da cassa di risonanza per dinamiche simili: più o meno consapevolmente, infatti, noi insegnanti deleghiamo alle alunne la cura del compagno più turbolento che spesso è anche quello rimasto più “indietro” nei risultati scolastici. E nel gioco del voto in condotta ci viene facile premiare la ragazzina silenziosa e passiva piuttosto che il compagno più vivace e rumoroso. E se il ragazzo va diventando più libero di esprimersi e di dominare il mondo, la ragazza acquisisce invece un senso generale di debolezza collegato in qualche modo all’appartenenza al genere femminile. Gli studi preziosi che ho citato meritano approfondimenti attenti, ma come madre (e come insegnante) sto imparando che una delle sfide più importanti sarà educare le nostre ragazze alla gestione sana della propria aggressività, di quella che la Bibbia chiama “la bestia accovacciata davanti al cuore”. Un’aggressività che non va repressa (pena magari un colon irritabile dall’età di 19 anni come il mio!), ma canalizzata in grinta, passione e assertività, che potranno permettere alle piccole donne di oggi di diventare le future guide di domani. Senza scimmiottare la leadership dei maschi, ma trovando la propria cifra di “comando”: possibilmente uno stile nuovo, fatto di condivisione, collaborazione, obiettivi comuni da perseguire insieme, proprio come ho sentito dire alle appassionate (e felici!) scienziate che lavorano al CERN di Ginevra